Ho fatto il bagno a mio cugino.
Mia cugina Clara viveva con sua madre in una semplice casa in cima a una collina, ma dopo l'incidente con la stufa, tutto è cambiato, le ustioni hanno preso il sopravvento sui palmi delle sue mani, abbastanza gravi da impedire qualsiasi movimento delicato, non poteva nemmeno spazzolarsi i capelli.
Praticamente ero le sue mani.
Quella notte pioveva cosi' tanto che mia zia mi ha chiamato la sera presto, dicendo che non poteva tornare perche' era bloccata in citta'.
Quella sera, mi chiese di fare una delle poche cose che non avevo ancora fatto per lei.
Puoi scaldarmi un po' d'acqua, devo fare un bagno, non posso dormire così.
Sono andato in cucina, ho scaldato l'acqua in una grande pentola finché non era un po' calda, e l'ho portata in bagno. Quando ho spinto la porta, lei era già seduta su una panchina di legno, indossando solo un asciugamano sottile, che copriva a malapena i suoi seni, tenendo i polsi con difficoltà <unk> le sue mani ammanettate tremavano di sforzo.
Mi ha guardato tutta imbarazzata, anche se aveva già abbastanza intimità per chiedere una cosa del genere, e poi, era per necessità, no?
Non avevo scelta, dipendeva tutto da me, e non so a che punto ho smesso di vederla solo come una cugina, e ho sempre avuto una certa curiosità per il suo corpo, ma era qualcosa di naturale, non proprio speciale, ma vederla in quello stato delicato...
Mi sono inginocchiato davanti a lei. L'acqua calda del bacino stava già cominciando a raffreddarsi, così ho preso un cucchiaio e l'ho versato lentamente sulle sue spalle. La pelle era bianca, rossastra in alcuni punti, con alcune lentiggini (un fascino, tra l'altro).
Ho shampooato la schiuma, ho iniziato con i capelli, massaggiando delicatamente il cuoio capelluto.
Chiuse gli occhi per tenere fuori lo shampoo, e in quel momento riuscii a guardarla bene senza fingere di non preoccuparmi.
Ho abbassato il tocco al suo collo, poi alle sue spalle, e la sua schiena era così morbida, ho preso una spugna e ho iniziato a strofinarla lentamente, e lei si arcava involontariamente, percependo ogni mio movimento.
Comunque, volevo sapere se era d'accordo, cosi' le ho detto:
Fa freddo, sei molto silenzioso, ti serve qualcosa?
No, e' solo che sei...
Ha balbettato un po', non ricordo esattamente cosa, ma sembrava divertirsi.
La spugna scese in curva, girando intorno alla schiena, spazzolando il lato del seno, e quando arrivai lì, il suo respiro accelerò, e si morse il labbro e aprì gli occhi, guardandomi.
Puoi... puoi andare avanti.
L'asciugamano scivolava dalle sue fragili braccia, e mi sono avvicinato, e senza dire una parola, l'ho tenuto con attenzione, tirando via l'asciugamano, e i suoi seni erano esposti, fermi con i loro duri becchi, quasi implorando un tocco.
Non distolse lo sguardo, era impegnata, vulnerabile, ma bramava ogni secondo.
Mi sono avvicinato, passando lentamente la spugna sui suoi seni, girando intorno ai suoi capezzoli, e lei ha gemito, un suono alto e soffocato che ha fatto indurire il mio cazzo dentro i miei pantaloncini bagnati.
"Va tutto bene?" chiesi.
Ha solo annuito, i suoi occhi di vetro sui miei.
Ho messo da parte la spugna e ho usato la mia mano, e il mio palmo caldo sul suo capezzolo l'ha fatta restringere con piacere, e la mia altra mano è scivolata giù per le sue cosce, come se fosse naturale, e lei ha lasciato andare.
Le sue cosce erano chiuse, proteggendo il suo prezioso, ma ci volle un tocco delicato della mia mano per farle aprire lentamente, esponendosi a me senza resistenza.
Le mie dita le toccarono delicatamente l'interno delle cosce, arrampicandosi lentamente fino alla curva dell'inguine.
Ho passato il pollice sopra la sua apertura, proprio sopra, solo per sentirlo, ed era tutto incastrato, attaccato al mio dito.
Continua... per favore.
Con quelle parole, avevo tutto quello che mi serviva per andare avanti con tutto, ho suonato una sirena per lei proprio così.
Ti lavero' la faccia!
Tutto quello che ho ricevuto in risposta sono stati gemiti.
Iniziai a strofinarmi più saldamente, sentendola scivolare tra le mie dita, tutta calda e tremante.
Mi misi un po' di sapone liquido sulle dita per renderle ben lubrificate e cominciai a strofinare il suo piccolo grillo con il pollice e l'indice
Oh, cazzo... io... cazzo, figlio di puttana! (Era la prima volta che la sentivo dire tanti nomi in vita mia)
Ho continuato ad andare più veloce, più in profondità, e i suoi gemiti si sono accorciati, spezzati, fino a quando tutto il suo corpo si è arciato sulla panchina e ha preso in giro le mie dita, girando gli occhi.
Siamo rimasti lì in silenzio per alcuni secondi, e con mia sorpresa, ha rotto il silenzio con un:
Sono di nuovo tutta sudata, ma mi è piaciuto il bagno... è stato... buono.
E non ho nemmeno finito di lavarti.
Cosa stai facendo?
La storia finisce qui, ma non significa che sia tutto, quindi commentate e seguitemi alla parte 2!
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