Comprare il pane e ricevere il latte dalla prossima corona (Parte 1) - Una storia di Ane
Salve a tutti, sono Ane... se avete letto gli altri racconti... sapete che condividerò il mio conto con mio patrigno, Mario...
Oggi ho 22 anni, sono più matura e ho molta voglia di fare sesso, non faccio pompini, specialmente a grandi vecchi zii, ma non è ancora iniziato.
Bene, passiamo agli affari.
Quando avevo 15 anni, sapevo cosa fosse sporco, facevo lo stupido davanti a mia madre, ma dentro di me c'era una ninfa pazza che voleva una corona.
Bruna, tette grosse e culo ben disegnato, bocca sexy... piuttosto tosta, frutta da allenamento in palestra.
A quattordici anni, mi chiedevo come sarebbe stato il mio primo pompino, che tipo di ragazzo sarebbe stato, ma con mia sorpresa, era con Your Ari, il mio vicino.
Mia madre era sempre di proteggermi fino a quando un giorno ha detto che stavo crescendo e che potevo uscire e fare alcune cose per aiutarla. Ero eccitato, ma mi ha chiesto di svegliarmi presto e andare al fornaio per comprare il pane.
Pensavo di sì.
Comunque, mi sono svegliato alle 6 di sabato, cosa che non avevo mai fatto prima.
Mi sono vestita, una camicetta con il nastro adesivo, pantaloncini jeans lungo il culo e una grande camicetta fredda.
Ho lasciato la casa, proprio al cancello, ho guardato la casa e ho visto una corona che non conoscevo fino ad allora.
- Buongiorno, signorina!
- Buongiorno... rss... gli ho sorriso.
Era Ari, il nonno di Veronica, che era in visita quel fine settimana.
Nonostante la mia camicia, riuscivo a vedere molto bene la mia bella coppia di cosce.
Il tuo Louis, era tutto vestito.
- Fa freddo in questa città, vero?
- Si', ho risposto a secco.
L'ho guardato, la corona doveva avere circa 55 anni, aveva circa le stesse dimensioni di me, capelli scuri, rasati, occhiali e un bel sorriso. E' stato allora che ho notato che indossava dei pantaloni da ginnastica stretti. Avrei potuto giurare che non indossava la biancheria intima per quanto cazzo aveva segnato sui pantaloni da ginnastica.
- Fa freddo solo stamattina, ma ci siamo abituati.
Ho parlato mentre mi guardava dall'alto.
Voglio conoscere il quartiere ed e' sempre un bene per una ragazza indifesa come te avere qualcuno intorno.
Volevo vedere cosa stava facendo.
- Non ti conosco nemmeno.
- Mi chiamo Ariel, ma chiamami Ari, tesoro!
Quel suo bel sorriso mi ha fatto a pezzi.
- Sono Ane, piacere.
Dai, nella mia citta', le ragazze salutano con un bacio in faccia.
Vecchio bastardo, pensavo.
Ho fatto un suono.
Mi sono avvicinata e l'ho baciato proprio sull'angolo della bocca.
Solo una ragazzina come me sa come far impazzire uno zio.
Mi ha guardato malevolmente e ha detto:
Credo che questo sara' il miglior weekend che abbia mai passato qui.
Comunque, lo seguiamo, scendiamo per la strada deserta del quartiere... la panetteria è a cinque isolati di distanza... ogni tanto, Ari fa una mossa.
Credo che un vero uomo debba ottenere quello che vuole, specialmente quando vede che siamo dei piccoli bastardi.
Arrivo alla pasticceria, una lunga fila per ordinare il pane. Ari, il ragazzo intelligente, mi stava dietro. La fila era enorme.
Eravamo sul marciapiede e c'era un vento forte che mi faceva venire i brividi.
Ari, mi hai abbracciato da dietro, ho sentito una cosa dura che mi entrava nel culo.
- Hai freddo, Ane... lascia che ti scaldi qui dietro...
Mi ha messo la mano sulla vita e mi ha avvicinato, e per istinto mi sono fermata e mi sono arrampicata sulla giacca per dare più spazio al suo cazzo per strofinarmi.
Fa caldo quaggiù.
Il suo Ari cominciò a alzare la mano sotto la mia giacca, mi strinse il petto e parlò dolcemente:
- Non indossi un reggiseno, vero, Kitty?
Ero vittima di bullismo in coda per il pane.
Ho girato la testa e ho detto:
E a quanto pare hai finito le mutande, giusto?
Lui ha riso.
- Come l'hai indovinato?
Mi ha dato un'occhiata più profonda, ha sentito il suo uccello tra le mie gambe, la fila era aperta e stavamo insieme, sul cornicione.
Alcune persone ci guardavano male, ma a me non importava, sentivo solo la mia figa bagnata e il suo cazzo pulsare.
Comunque, al mio turno per ordinare il pane, il tuo Ari si e' sciolto e e' andato tra gli scaffali.
Ho guardato velocemente e ho visto una macchia sulla sua felpa viola.
Ho ordinato i panini, ho pagato e siamo andati via.
Dannazione, il tuo Ari!
- Che c'è?
- Ho dimenticato il latte.
- E' il mio amore... si è messo il cazzo sopra i pantaloni e ha detto:
- Ho un po' di latte da sacco da darti.
Ero rossa di vergogna.
Ma dovrai mungere il nonno per avere il latte.
Sorridi e ti dico:
Mi piace succhiare, specialmente se è pieno.
Il vecchio mi ha tirato per il braccio così che potessimo girare in un vicolo cieco, siamo andati alla fine della piccola strada.
Mi ha lanciato su un albero, mi ha baciato come un pazzo, mi ha fatto venire la nausea, ma mi è piaciuto, soprattutto quando ha iniziato a passare la mano tra le mie gambe, cercando la mia figa.
- Non qui, tuo Ari, qualcuno può vedere! E la gente può incontrare la mia mamma e dirle! Ho detto piangendo.
- Ora pensi alla mamma, stronza, ma in coda, ero tutta stronza sul culo.
Il tuo Ari si e' abbassato i pantaloni mettendo quel bastone da brunetta davanti a me.
Dai, Aninha, mettila giu' e offri qualcosa al nonno!
Figlio di puttana... pensai... arrabbiato, mi sono inginocchiato, ho messo la borsa sul pavimento... ho preso il suo cazzo, un cazzo da sei pollici, ho rotolato... un po' di melassa prima dello scherzo... ho iniziato un leggero, piccolo, piccolo, piccolo stronzo, e ho continuato a guardare quella borsa liscia e gonfia.
Il tuo Ari mi ha messo la mano sui capelli con una coda di cavallo.
Andiamo, fa freddo, voglio vedere se quella bocca è calda come quella di sotto.
Quando sono andato a gemere, il vecchio ha infilato il suo cazzo... mi ha fatto sbavare.
"Glubbb, Arr, Glubbb, Ri".
Hai una bella bocca, devi aver mangiato un sacco di ciuccio, eh, stronza?
Avrei potuto rispondere di più, ho sentito la mia bava bagnata dalla mia saliva che scorreva nella sua borsa.
Mi sono inginocchiato con le mani sulle cosce della corona e mi sono divertito.
Ho chiuso gli occhi, mi sono lasciata trasportare, il coglione mi ha riempito la bocca sempre di più, ho sbavato come una puttana.
- Quella bocca e' meglio di un mucchio di femmine là fuori, mi sto gia' chiedendo com'e' la tua femmina.
Sei venuto preparato con questi capelli da allattamento al seno, vero?
All'improvviso, si e' chiuso dentro, mi ha fatto venire voglia di andare.
Cof cof
- Dai, Ane, fammi sentire la lingua nella borsa.
Ancora una volta, mi ha tirato sotto la sua borsa... ho succhiato un uovo, salivato, mentre il cazzo era in faccia... ho guardato e ho visto il suo Ari sorridere, estasiato con quella cosa sporca.
- Ti piace un sacchetto di corone, vero?
Piu' parlava, piu' gli succhiavo la borsa.
Aspetto il mio latte.
Chi sarebbe venuto a trovarci in quella puttana?
- Vuoi del latte, tesoro?
Ha mosso il culo senza metterci la mano.
Ingoia tutto il mio cazzo e ti verrò giù per la gola.
Era un ordine, gli ho tenuto la borsa, ho soffiato la lingua per tutto il cazzo di pavimento e l'ho fatto.
La testa mi invase tutto fino alla gola...
Stavo diventando un pompino professionista, quel vecchio sexy stava per esplodere, gli ho schiacciato le palle ed era arrapato.
Mi chiamava puttana, puttana, puttana, gallina, e mi faceva impazzire ancora di piu'.
Ti riempiro' la bocca ora, ma nel pomeriggio voglio riempirla dall'altra parte.
E cammio... alcuni spasmi su tutto il rotolo mi fecero riversare il latte in bocca... potevo controllarlo così non avrei avuto alcuna voglia.
Mentre mi teneva il collo, sentivo la pressione della sua pancia sulla mia fronte, la borsa sul mio mento che stringevo e sentivo appassire e quel sapore di delizioso seme.
- Mi hai svuotato tutte le palle.
Quando tolse il gallo, rimase sbalordito.
Guarda come l'hai fatta pulita, che pompino sensazionale.
Mi ha dato uno schiaffo in faccia.
Alzati da li' prima che qualcuno ti veda.
Mi sono alzato con le mie chiappe.
- Guarda le mie ginocchia.
Mi ha schiaffeggiato il culo.
Almeno non puoi lamentarti di non aver preso il latte caldo.
Camminammo in silenzio.
- Cosa c'è, Ane?
Sorridete e dite:
- Si', lo e', sto solo pensando a come farò per uscire questo pomeriggio.
- Ci penso io, principessa mia, quelle tette non mi sfuggono.
- Chi promette molto, fa poco.
- Hai visto quanto latte e' uscito dal mio cazzo, giusto... se dico che lo faro', credimi.
- Il tuo Ari, il tuo latte è molto dolce... non ne ho mai assaggiato uno come questo.
- E' per via del mio cibo... influenza anche sul gusto... diciamo.
Quando ci siamo avvicinati a casa mia, abbiamo trovato mia madre brutta.
Che ritardo.
- Scusate, c'era troppa gente.
Il tuo Ari mi ha aiutato:
La fila era enorme, la poveretta non poteva neanche comprare il latte.
Mia madre mi guardò con sospetto:
E da quando bevi latte, Ane?
Il tuo Ari è stato veloce e ha detto:
Mi sono dimenticato di presentarmi, sono Ari, il vicino di casa.
Mia madre ha alzato le spalle.
- Non dimenticarti, Ane... dopo pranzo andremo in quella piazza... voglio incontrarti.
- Quindi e' cosi' che mi ha preso?
Di cosa sta parlando, signorina?
Andiamo, appena il pane si raffredda.
Abbiamo detto addio ad Ari e siamo entrati...
Vai avanti...
Beh, questa era la prima parte... se ti e' piaciuta, commenta e segui me... biscotti e altro ancora!
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