Il padre di Beatriz (seconda parte)
Per capire meglio questa storia, vi suggerisco di leggere la prima parte.
Dalla prima volta che è venuta a passare quei giorni con me, nel carnevale del 2017, non è mai passato un giorno se vuoi, senza parlare al telefono.
Per la maggior parte della giornata, ci siamo scambiati messaggi e foto come due adolescenti innamorati, nel buon senso della parola.
Ma un dettaglio che voglio evidenziare in questa seconda parte della mia bellissima storia di amore e sesso con la mia bambina, è che due giorni dopo che se n'è andata, nel bel mezzo di una delle nostre conversazioni su watsapp, ha commentato con curiosità di aver dimenticato il suo uccello.
Credo di aver lasciato il mio bikini li'... non c'e' nel bucato sporco che ho portato e non c'e' nella valigia, se lo trovi, tienilo per me.
Agendo naturalmente nella conversazione e con molta cautela ho confermato alla mia piccola ninfa dicendo:
L'hai lasciata qui, amore mio, nel bagno, appesa al rubinetto della doccia, ma papa' l'ha tenuta per la mia bambina, quando tornerai a trovarmi, la troverai qui ad aspettarti, non preoccuparti, papa' si sta prendendo cura del suo bikini.
Ho sganciato questa bomba e ho aspettato il rumore, immaginando che dopo questo, l'atmosfera della nostra conversazione sarebbe diventata imbarazzante da parte sua, ma con mia sorpresa era completamente rilassata e ha continuato la conversazione normalmente.
Per tre mesi questo è stato il contenuto delle nostre conversazioni, e io sempre più e sempre più entrando nel campo minato e vietato della loro intimità, cercando di aprire lo spazio per essere in grado di entrare nel tema del sesso.
Come previsto, a giugno, durante le sue vacanze universitarie, tornò a Rio de Janeiro per trascorrere 15 giorni con me.
All'arrivo, abbracciare quel piccolo corpo e sentire la sua piccola voce che mi chiamava "papà" era automatico, non potevo fare a meno di perdere il mio cazzo, che si indurì drasticamente e lui si rese conto.
Sentivo le sue vene cosi' gonfie che pensavo stessero per scoppiare.
Come la prima volta, solo che ora che sono passati 15 giorni, ogni minuto è stato meraviglioso, ci siamo goduti molto in tutti i modi.
E il penultimo giorno, abbiamo accettato di andare in un "pub" ai margini di Copacabana, dove siamo rimasti per più di cinque ore, godendoci la buona musica, ballare e bere ovviamente.
All'alba si e' ubriacata, ha vomitato parecchio, e ho deciso di portarla a casa.
Appena entrata nella stanza, ha detto che aveva bisogno di andare in bagno, ma non c'era tempo per lei di fare un passo se voleva, non sopportando la pressione pisciato nei pantaloni, proprio lì nella stanza.
Io e lei abbiamo guardato la pipi' che usciva dai suoi jeans, creando una pozza di pipi' sul pavimento del soggiorno.
E' stato un momento magico, vedere ogni goccia di quella pipì scorrere in quei secondi che hanno durato la sua piccola pipì, fino alla fine.
Imbarazzata, la bambina mise una mano sopra l'altra, come tra le gambe, sul suo piccolo viso incazzato, cercando di nasconderlo al mio sguardo fisso sul suo piccolo giocattolo, mentre si scusava all'infinito.
Stavo cercando di calmarla dicendo:
- Va tutto bene, figlia mia, succede sempre, non sei l'unica, anch'io mi sono fatta un sacco di pipi' nei pantaloni, in giro, parecchie volte... e peggio... davanti ai miei amici.
Certo, era la mia bugia, ma dovevo pensare in fretta, fare qualcosa, creare qualcosa che mi facesse sentire a mio agio senza sentirmi vincolato.
E ha funzionato, aveva una risata infantile.
A quel tempo, pensavo ancora più velocemente.
- Forza, resta qui e aspettami.
Sono andato in bagno, ho preso un asciugamano, sono tornato e ho iniziato a sbattermi i jeans.
Ma all'istante, nel riflesso, mise la mano sulle mie mani e disse:
Lo prendo, ma tu devi andartene.
Ma era così ubriaca che non poteva farlo.
L'ho lasciata mentre cercava di aprirlo, ma era inutile e ho dovuto intervenire.
- Dovrei farlo.
Ho messo la mia mano in più su di lei, l'ho tolta dal bottone e dalla cerniera, e ho riconquistato il controllo della situazione.
Lei mostrava chiaramente nervosismo, si muoveva molto, ma io continuai la mia azione dicendo quanto segue.
Non vergognarti, siamo adulti, non preoccuparti, non c'è niente in te che non abbia visto in altre donne, pensi che non possa prendermi cura della mia bambina?
Completamente ubriaca, sorrise timidamente mentre aprivo la cerniera di quei jeans incazzati.
In esso, sentivo il fetore del suo piccolo corpo che si alzava come vapore, aromatizzandosi, mentre inalavo profondamente quel dolce odore di sudore mescolato al dolce odore di quella pipì.
E poi le ho preso il fondo dei pantaloni, e l'ho spinta giù, e l'ho spinta giù, e l'ho spinta giù, e l'ho spinta giù, e l'ho spinta giù, e l'ho spinta giù, e l'ho spinta giù, e l'ho spinta giù, e lei ha fatto un passo indietro.
Ancora in piedi, cercando di bilanciarsi di fronte a me, ho cercato di abbassare le mutandine e lei ha cercato di fermarmi tenendo entrambe le sue piccole mani sulla gomma, esclamando.
Ti prego, ti prego, ti prego, ti prego, ti prego, ti prego, ti prego, ti prego, ti prego, ti prego, ti prego.
Ma ho reagito.
Non si preoccupi.
In quel momento, ci siamo guardati, occhio a occhio, mentre io lottava con la bionda che tirava le mutandine più forte, praticamente dovendo strappare le mutandine da quel piccolo corpo, che usciva praticamente danneggiato da una lacrima.
E' tutto qui!
Mi sono sbarazzata delle mie mutandine dopo qualche secondo di litigio tra di noi.
Il pesciolino era nelle mie mani, il suo piccolo corpo nudo davanti a me, il suo piccolo morso pisciato era a pochi centimetri dal mio viso e dalla mia bocca, che potevo annusare il dolce profumo che espirava.
Presi il fazzoletto, lo misi tra le gambe della ragazzina, e cominciai a strofinarlo leggermente sulla guancia della ragazzina, muovendolo, accarezzandolo delicatamente tra le labbra, salendo fino alla fronte della guancia, poi giù al clitoride, dove lo accarezzai a lungo, finché non fui sicura che fosse molto sottile.
Immediatamente la ragazzina dagli occhi verdi cominciò a spasmarsi su tutto il corpo, a contorcersi, a piegarsi in avanti, a sospirare profondamente, molto forte, ad alta voce, con suoni acuti, al punto di quasi singhiozzare, mentre io le asciugavo la faccia.
Sapevo che doveva essere in quel momento, a quell'ora, altrimenti avrei potuto perdere l'unica possibilità della mia vita di avere quel piccolo bacione in bocca, ed è quello che ho fatto, e ho raccolto il coraggio, e ho contato fino a tre, e ho allungato la mia faccia verso il suo piccolo bacione, e ho messo la mia bocca in quel piccolo buco per pisciare.
Ho sentito un forte sospiro, le sue mani mi tenevano la testa, le dita di quella mano minuscola si intrecciavano nei miei capelli finché non ho sentito le unghie di quella mano minuscola, che mi trafiggevano il cuoio capelluto con tutta la sua forza.
La mia lingua divise il piccolo schizzo in due bande, grattando e strofinando il mio duro nervo tra le mie labbra, dall'altezza della sua dura piega gonfia, scesi lentamente tra le mie labbra, assaporando il delizioso, sale residuo di quel liquido di piscio e sudore rimasto tra le mie labbra.
Con la punta della lingua sul piccolo buco del bambino, ho colto l'occasione senza pensarci due volte per forzare la mia entrata.
Con delicatezza, stavo violando il suo piccolo disegno con il mio nervo, mentre lei all'improvviso ha rilasciato l'aria intrappolata nei suoi polmoni sotto forma di una urla.
Le mie mani non solo le tenevano l'anca, ma la tenevano anche dritta davanti a me e le impedivano di muoversi da quella posizione.
La mia mente in quel momento era in agitazione, con vari pensieri su cosa fare in quel momento, baciando la sua pancia, sentendo il dolce odore della sua pelle, prolungando ogni momento di quel momento dando anche a lei piacere, ma per paura che tornasse a sé stessa e mettesse fine a tutto ciò che avevo raggiunto, dove ero arrivato, a quel punto, non avevo altra alternativa che agire pensando solo al mio piacere personale.
Quindi dovevo fare in fretta.
Gli ho tirato l'anca, mi sono seduto sul divano posizionando una delle sue gambe sul cuscino, in modo da facilitare il mio pompino nel muso.
Ho abbassato un po' la testa e ho rimesso la bocca su quella cosa bellissima e puzzolente.
Due leccate sul piccolo schizzo, su e giù, con leggere pennellate sul piccolo buco del culo della bionda sono state sufficienti a tenerla in trance e a farmi andare avanti con il mio piano malvagio.
Il suo piccolo fiuto, sputato direttamente da quel piccolo buco apparentemente stretto e stretto nella mia bocca, fiutava, talvolta sbiancato sperma, con il suo contenuto acido estremamente gustoso e deliziosamente salato alimentando il mio istinto animale che stava agendo in quel momento.
Sono stati più di quaranta minuti con la mia bocca incollata alla guancia della bionda ubriaca, sexy e incazzata, che in quel periodo mi ha schernito due volte in bocca, dandomi una delle esperienze più straordinarie della mia povera esistenza.
Dopo aver fatto una seconda battuta della mia bocca, riempiendola con il latte del capezzolo di una giovane ragazza, ero pronto a seguire, e alla fine la mia lussureggiante e selvaggia fame, a sentire il mio grosso, grosso cazzo che si rompe in quel capezzolo stretto, immaginando la ragazza che urla, lotta, si contrae fino in fondo con il mio bastone incastrato in quel capezzolo.
Ma sentire il suo sussurro.
- Non ce la faccio più, papà!
Mi sono fermato un attimo, ci ho pensato, e ho deciso di lasciarla.
Si è seduta sul divano per un po', dopo qualche minuto si è alzata e l'ho aiutata in bagno, dove ha fatto una doccia e poi l'ho avvertita che stava per dormire.
La mattina dopo siamo andati direttamente all'aeroporto, non c'è stato uno scambio di parole tra di noi, nemmeno nell'addio.
E' cosi' che se ne e' andata dopo il nostro secondo appuntamento padre-figlia.
Ancora nessuna reazione.
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