Profondamente
Non conosco niente di meglio al mondo che mangiare il culo di Janet, e guarda, lo faccio quasi ogni giorno da oltre un anno, e invece di ammalarmi, il mio desiderio per il suo culo continua a rinnovarsi ogni giorno, a desiderarla ancora e ancora, a desiderarla sempre di piu'.
E' iniziato tutto quando Janette lavorava come impiegata nel mio negozio di ferramenta, e ho notato la scintilla nei suoi occhi.
Ogni volta che stava per raccogliere qualcosa dal suolo, non si piegava come le altre: se ero vicino, faceva una posa capricciosa, tenendo i piedi saldamente piantati a terra e inclinando il corpo in modo tale da evidenziare il rigonfiamento nell'aria proprio davanti al mio naso.
Tutto questo è stato completato con una risata cattiva gettato nella mia direzione, solo per verificare se stavo controllando la provocazione.
Al culmine della mia sessualità, 30 anni ben vissuti, non avrei mai potuto rubare il fascino di un bel culo offrendomi al mio sguardo, specialmente a quello di Janete.
Sono sposato da cinque anni, non ho mai visto mia moglie in una posizione cosi' vergognosa, cosi' riservata come e' sempre stata.
E quella piccola vagabonda era lì, a prendermi in giro tutto il tempo, forse pensando che io, un negoziante sposato, non avrei osato molestarla, mangiarla.
Infatti, ho tenuto duro finché ho potuto, ho anche pensato di mandarla via prima di fare qualcosa di stupido, ma ho dato tempo e quel piccolo jambo bruno, occhi verdi brillanti, bocca rossa bagnata, seni piccoli, culo grosso e stracciato è diventato una maledizione che alla fine mi ha fatto diventare dipendente.
Ho perso il coraggio di mandarla via per porre fine a quell'infinita agonia, ma allo stesso tempo, ho esitato a venire, perché avevo paura di pagare un tributo enorme, oltre allo scandalo che avrebbe probabilmente causato.
C'era anche il rischio che mia moglie scoprisse tutto, il che avrebbe complicato le cose una volta per tutte. Il negozio che gestivo era stato ereditato da suo padre, il mio generoso suocero. C'era il rischio di perdere l'affare e il matrimonio!
A stento riuscivo a trattenermi allora.
Un pomeriggio vidi Janet entrare nella dispensa, apparentemente alla ricerca di qualche merce scomparsa nel negozio. Io rimasi nella mia, tenendola d'occhio. Janet sembrava indecisa, smarrita, non sapeva dove trovare ciò che cercava.
Janete ha iniziato a muoversi senza dire niente, fino a quando non si è avvicinata a me e, fingendo che ci fosse quello che stava cercando, ha sniffato e si è strofinata il culo contro di me.
Si, la molestia di una donna su un uomo, o meglio, un dipendente sul capo, Janet aveva oltrepassato il limite, e se non ci fosse stata una risposta da parte mia, avrei sicuramente trovato un secchio, era in gioco il mio onore, la mia reputazione di uomo.
Per come era, l'ho abbracciata da dietro e ho tirato il suo corpo contro il mio, premendo il suo sedere contro il mio, e Janette è diventata morbida e grassa prima di allontanarsi da me e andarsene.
Sono rimasto li' come un idiota mentre lei se ne andava, ma poi ha cambiato idea e si e' girata, e Janete e' tornata, ha preso la sua vecchia posizione, e mi ha infilato il culo sul cazzo.
Toccandomi, Janete girò la testa nella direzione del mio viso e, con le labbra spalancate, mi invitò implicitamente ad un bacio.
La stronza giocava a gatto e topo con me, mi dava un sacco di baci e poi si allontanava, sfregava il culo contro il cazzo per eccitarlo, e correva al negozio, lasciandomi con la più grande erezione del mondo.
Non avrebbe funzionato! Giusto o sbagliato, il gioco doveva andare fino in fondo. Chi credeva fossi io per comportarmi così? Non si scherza con un uomo come quello! Specialmente non con me, lo giuro.
Alla fine del pomeriggio, ho licenziato rapidamente tutte le altre venditrici, subito dopo la fine dell'espediente. Solo Janete è rimasta, su mia richiesta, perché, come ho spiegato, dovevo parlare seriamente con lei.
Ha reagito alla mia citazione con un misto di paura e cattiveria. Le ho chiesto di aspettarmi nella dispensa mentre chiudevo il negozio e controllavo la cassetta. Il ritardo era deliberato, per renderla ansiosa per l'attesa.
La sensazione di ansia, in nome della verità, non era solo sua, anche io mi sentivo tormentato, non vedevo l'ora di stare da solo con il gatto incappucciato di Janete, questa volta completamente alla mia mercé.
Ero ancora indeciso tra rimproverarla o mandarla via e sistemare i conti dando libero sfogo a tutte le erezioni che aveva accumulato in mini con le prese in giro durante il giorno.
La decisione, ancora una volta, sfuggì alla mia iniziativa, di fronte al fatto praticamente consumato.
Sospettando il mio arrivo al banco del pranzo, si chinò su una sedia e pizzicò il fascio d'oro, completamente esposto, e me lo offrì.
Non ci ho pensato due volte, la possibilità di mandarla via era completamente fuori questione di fronte alla meravigliosa scena erotica armata davanti a me.
Ho tirato fuori lo strumento, ed e' saltato come un serpente nervoso, eccitato e pazzo che si e' infilato in una tana.
Prima di questo, ho testato la sua reazione dandole una pacca sul culo, e Janete si e' lamentata e si e' spinta il culo ancora piu' lontano.
Ho immerso il dito in un barattolo di olio della macchina da cucire e ho baciato il culo della cuoca, che stava battendo gli occhi, forse per paura, forse per eccitazione.
Ho anche unto il rosario, per realizzare uno dei sogni più cari della mia giovinezza: mangiare un asino donato.
Ho testato l'elasticita' del muscolo anale applicando una leggera pressione sul glande, l'ho abbracciata da dietro, l'ho mirata dritta e ho iniziato la penetrazione, aumentando la pressione sul piccolo anello.
Rimase ferma, determinata a infilarsi tutto l'albero nel culo, premendo il sedere contro di me. Quando più della metà del pinto era avanzata dentro di lei, Janet fece oscillare il corpo e gridò "Vai in profondità!"
Janet emise un gemito più forte, seguito da un sospiro di sollievo, e premette lo sfintere nel bastone girato, già completamente racchiuso dalla coda calda e stretta.
"Vai in profondità, vai in profondità, vai fuuundo!" Ha supplicato, sopraffatto dal piacere.
Sono entrato, e ho iniziato a lanciare pugni forti e veloci, che hanno portato a una specie di divertimento dove ho lanciato forti getti di sperma dentro di lei.
Non so nemmeno se mi ha preso in giro. Tutto quello che so è che dopo avermi soddisfatto, Janet è andata in bagno senza dire nulla. Sono anche andato a pulirmi, e quando sono tornato, ho trovato Janet con un viso cupo, fingendo di essere triste. Mi ha dato un piccolo bacio e mi ha chiesto se stavo ancora per mandarla via.
"Come potrei?" pensai a me stesso. Ma approfittando di quel momento di padronanza su di lei, le mostrai chi era il capo, chi comandava lì, dicendo che per tenerla nel negozio, avrei richiesto una condizione. "Qualunque cosa tu voglia, io farò qualsiasi cosa" venne avanti, disperata, gettandosi nelle mie braccia.
"Avete due scelte, e la scelta è vostra", mi disse. "O smettete di prendermi in giro o me la date tutti i giorni", gli proposi.
Invece di rispondere con parole, Janet fece un sorriso malizioso, tirò giù di nuovo i pantaloni, aprì la borsa con le mani e invitò: "Andi in profondità, piccolo capo!"
E' iniziato tutto quando Janette lavorava come impiegata nel mio negozio di ferramenta, e ho notato la scintilla nei suoi occhi.
Ogni volta che stava per raccogliere qualcosa dal suolo, non si piegava come le altre: se ero vicino, faceva una posa capricciosa, tenendo i piedi saldamente piantati a terra e inclinando il corpo in modo tale da evidenziare il rigonfiamento nell'aria proprio davanti al mio naso.
Tutto questo è stato completato con una risata cattiva gettato nella mia direzione, solo per verificare se stavo controllando la provocazione.
Al culmine della mia sessualità, 30 anni ben vissuti, non avrei mai potuto rubare il fascino di un bel culo offrendomi al mio sguardo, specialmente a quello di Janete.
Sono sposato da cinque anni, non ho mai visto mia moglie in una posizione cosi' vergognosa, cosi' riservata come e' sempre stata.
E quella piccola vagabonda era lì, a prendermi in giro tutto il tempo, forse pensando che io, un negoziante sposato, non avrei osato molestarla, mangiarla.
Infatti, ho tenuto duro finché ho potuto, ho anche pensato di mandarla via prima di fare qualcosa di stupido, ma ho dato tempo e quel piccolo jambo bruno, occhi verdi brillanti, bocca rossa bagnata, seni piccoli, culo grosso e stracciato è diventato una maledizione che alla fine mi ha fatto diventare dipendente.
Ho perso il coraggio di mandarla via per porre fine a quell'infinita agonia, ma allo stesso tempo, ho esitato a venire, perché avevo paura di pagare un tributo enorme, oltre allo scandalo che avrebbe probabilmente causato.
C'era anche il rischio che mia moglie scoprisse tutto, il che avrebbe complicato le cose una volta per tutte. Il negozio che gestivo era stato ereditato da suo padre, il mio generoso suocero. C'era il rischio di perdere l'affare e il matrimonio!
A stento riuscivo a trattenermi allora.
Un pomeriggio vidi Janet entrare nella dispensa, apparentemente alla ricerca di qualche merce scomparsa nel negozio. Io rimasi nella mia, tenendola d'occhio. Janet sembrava indecisa, smarrita, non sapeva dove trovare ciò che cercava.
Janete ha iniziato a muoversi senza dire niente, fino a quando non si è avvicinata a me e, fingendo che ci fosse quello che stava cercando, ha sniffato e si è strofinata il culo contro di me.
Si, la molestia di una donna su un uomo, o meglio, un dipendente sul capo, Janet aveva oltrepassato il limite, e se non ci fosse stata una risposta da parte mia, avrei sicuramente trovato un secchio, era in gioco il mio onore, la mia reputazione di uomo.
Per come era, l'ho abbracciata da dietro e ho tirato il suo corpo contro il mio, premendo il suo sedere contro il mio, e Janette è diventata morbida e grassa prima di allontanarsi da me e andarsene.
Sono rimasto li' come un idiota mentre lei se ne andava, ma poi ha cambiato idea e si e' girata, e Janete e' tornata, ha preso la sua vecchia posizione, e mi ha infilato il culo sul cazzo.
Toccandomi, Janete girò la testa nella direzione del mio viso e, con le labbra spalancate, mi invitò implicitamente ad un bacio.
La stronza giocava a gatto e topo con me, mi dava un sacco di baci e poi si allontanava, sfregava il culo contro il cazzo per eccitarlo, e correva al negozio, lasciandomi con la più grande erezione del mondo.
Non avrebbe funzionato! Giusto o sbagliato, il gioco doveva andare fino in fondo. Chi credeva fossi io per comportarmi così? Non si scherza con un uomo come quello! Specialmente non con me, lo giuro.
Alla fine del pomeriggio, ho licenziato rapidamente tutte le altre venditrici, subito dopo la fine dell'espediente. Solo Janete è rimasta, su mia richiesta, perché, come ho spiegato, dovevo parlare seriamente con lei.
Ha reagito alla mia citazione con un misto di paura e cattiveria. Le ho chiesto di aspettarmi nella dispensa mentre chiudevo il negozio e controllavo la cassetta. Il ritardo era deliberato, per renderla ansiosa per l'attesa.
La sensazione di ansia, in nome della verità, non era solo sua, anche io mi sentivo tormentato, non vedevo l'ora di stare da solo con il gatto incappucciato di Janete, questa volta completamente alla mia mercé.
Ero ancora indeciso tra rimproverarla o mandarla via e sistemare i conti dando libero sfogo a tutte le erezioni che aveva accumulato in mini con le prese in giro durante il giorno.
La decisione, ancora una volta, sfuggì alla mia iniziativa, di fronte al fatto praticamente consumato.
Sospettando il mio arrivo al banco del pranzo, si chinò su una sedia e pizzicò il fascio d'oro, completamente esposto, e me lo offrì.
Non ci ho pensato due volte, la possibilità di mandarla via era completamente fuori questione di fronte alla meravigliosa scena erotica armata davanti a me.
Ho tirato fuori lo strumento, ed e' saltato come un serpente nervoso, eccitato e pazzo che si e' infilato in una tana.
Prima di questo, ho testato la sua reazione dandole una pacca sul culo, e Janete si e' lamentata e si e' spinta il culo ancora piu' lontano.
Ho immerso il dito in un barattolo di olio della macchina da cucire e ho baciato il culo della cuoca, che stava battendo gli occhi, forse per paura, forse per eccitazione.
Ho anche unto il rosario, per realizzare uno dei sogni più cari della mia giovinezza: mangiare un asino donato.
Ho testato l'elasticita' del muscolo anale applicando una leggera pressione sul glande, l'ho abbracciata da dietro, l'ho mirata dritta e ho iniziato la penetrazione, aumentando la pressione sul piccolo anello.
Rimase ferma, determinata a infilarsi tutto l'albero nel culo, premendo il sedere contro di me. Quando più della metà del pinto era avanzata dentro di lei, Janet fece oscillare il corpo e gridò "Vai in profondità!"
Janet emise un gemito più forte, seguito da un sospiro di sollievo, e premette lo sfintere nel bastone girato, già completamente racchiuso dalla coda calda e stretta.
"Vai in profondità, vai in profondità, vai fuuundo!" Ha supplicato, sopraffatto dal piacere.
Sono entrato, e ho iniziato a lanciare pugni forti e veloci, che hanno portato a una specie di divertimento dove ho lanciato forti getti di sperma dentro di lei.
Non so nemmeno se mi ha preso in giro. Tutto quello che so è che dopo avermi soddisfatto, Janet è andata in bagno senza dire nulla. Sono anche andato a pulirmi, e quando sono tornato, ho trovato Janet con un viso cupo, fingendo di essere triste. Mi ha dato un piccolo bacio e mi ha chiesto se stavo ancora per mandarla via.
"Come potrei?" pensai a me stesso. Ma approfittando di quel momento di padronanza su di lei, le mostrai chi era il capo, chi comandava lì, dicendo che per tenerla nel negozio, avrei richiesto una condizione. "Qualunque cosa tu voglia, io farò qualsiasi cosa" venne avanti, disperata, gettandosi nelle mie braccia.
"Avete due scelte, e la scelta è vostra", mi disse. "O smettete di prendermi in giro o me la date tutti i giorni", gli proposi.
Invece di rispondere con parole, Janet fece un sorriso malizioso, tirò giù di nuovo i pantaloni, aprì la borsa con le mani e invitò: "Andi in profondità, piccolo capo!"
Ancora nessuna reazione.
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