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Sono stata fatta una puttana da tre uomini sconosciuti in un capanno.

Pubblicato: 03/11/2025 11:04

Autore: mmourasp1982

Categoria: Gay: Stupro

Guarda i miei altri video e storie sul sito. Sono Rick, ho 38 anni, sono alto 1,80 m, peso 90 kg, bianco, liscio, a volte mi radero' tutto, mi arrendo senza frescura, senza limiti, ho dei video veri e delle foto con la mia faccia, ho delle foto con la mia faccia, ho dei video con la mia faccia, ho dei video con la mia faccia, ho dei video con la mia faccia, ho dei video con la mia faccia, ho dei video con la mia faccia, ho dei video con la mia faccia, ho dei video con la mia faccia, ho dei video con la mia faccia, ho dei video con la mia faccia, Quel giorno, ero già in uso. Sono stata scopata quattro volte prima del buio. Un tizio l'ha messa in macchina presto nel parcheggio di un negozio di alimentari. Un altro mi ha incontrato all'ora di pranzo in una semplice stanza d'albergo, quelle con le lenzuola macchiate. Gli altri due sono venuti nel tardo pomeriggio, in fila <unk> uno mi ha mangiato appoggiato contro la piastrella del bagno, l'altro mi ha sdraiato e mi ha spinto forte, chiamandomi un cassonetto. Sono entrati tutti, ho pulito dall'esterno, ho passato la biancheria intima, me la sono rimessa addosso e lui era lì. Il corpo era già palpitante, le mutande si attaccavano alla pelle con il caldo che si asciugava lentamente, il culo bruciava, ma il fuoco continuava a bruciare, quel fuoco interiore che passa solo quando si scende completamente. Ho ricevuto un breve messaggio da uno sconosciuto: <unk>Vieni ora. Sarà come ti meriti.<unk> L'indirizzo era lontano. Un quartiere industriale, quasi la fine del mondo. Strada di terra battuta, circondata da terra desolata. Il cancello della casa era bianco, sbucciato, arrugginito, con una catena sciolta e una serratura sospesa. L'ho fatto. Un uomo si è presentato subito. Barba sciolta, occhi asciutti, spalle larghe. Odorava di sigarette, sudore e birra calda. Indossava una camicia rossa sbiadita e un vecchio short di nylon. Ha solo guardato. Senza sorrisi. Senza domande. Ha aperto la serratura e ha detto: - Entra, puttana. Sono dentro. Il cancello si è chiuso dietro di me con uno scatto. La casa era buia, soffocata, con l'odore del corpo chiuso, del panno bagnato, della sigaretta e della vecchia gioia. Al centro della stanza, un materasso steso sul pavimento, rivestito da un lenzuolo bianco coperto, macchiato alle estremità. Sul divano c'era un altro ragazzo, più giovane, senza camicia, con i pantaloncini incollati al cazzo duro, che si muoveva lentamente sotto il panno, mi guardava affamato, un altro uomo era in piedi contro il muro, fumava, il cazzo fuori, mezzo duro. <unk> Strip <unk> disse il primo. Ho preso tutto lì. Ogni pezzo scendeva lentamente, incollato alla pelle sudata. Le mutande erano bagnate, macchiate di merda secca e nuova. La luce gialla nella stanza segnava la pelle del mio culo, che era già rossa, brillante di vecchi sputi. Sta già correndo, stronza - ha detto un altro, mentre ero inginocchiato sul materasso. Il primo si è avvicinato da dietro. Ho sentito il peso della sua presenza. Mi è scivolato il culo, mi ha tirato, ha sputato proprio in mezzo. Il sputo scorreva lentamente, mescolandosi a quello che già scorreva prima. Ha messo due dita senza chiedere, muovendosi profondamente. - Ecco una zuppa - ha sussurrato, quasi ridendo. La lingua è arrivata più tardi. Umida, ferma. Mi ha aperto con le dita e ha messo la faccia dentro, succhiando fame. Ho gemito, ho respirato. Di fronte, il più giovane aveva già il suo cazzo puntato alla mia bocca. Odore forte, cazzo grosso, testa bagnata. Era senza cerimonie. La sua gola è bloccata. Babei. Mi sono soffocato. La sequenza era cruda. Stavo succhiando, soffocando, mentre quello dietro mi leccava, mi metteva le dita, sputava. Poi si alzò. Mi tenne la vita e spinse il suo cazzo in una volta. Nessun avvertimento. Urlai. Era denso. Sentivo la vecchia barzelletta che veniva spinta. Con ogni scatto, la miscela scorreva calda giù per le mie cosce, schizzando sul materasso. Sentivo il suono bagnato, ploc ploc, odore di maschio, divertimento, uso. - Mi stai prendendo per il culo con gli altri, stronzo. - Ha ruggito, colpendo ancora di piu'. Non e' venuto, mi ha dato qualche altro pugno, sentendo il mio culo che stringeva tutto quello che aveva mai ricevuto prima, e poi e' uscito con uno schiaffo bagnato, il suo cazzo era leccato, luminoso con la miscela della sua sputa e degli altri cazzo che venivano dall'interno, mi ha tenuto i capelli, mi ha puntato la melassa in faccia. Pulito, inviato. Ho aperto la bocca. Ho succhiato con gusto, sentendo il sapore caldo del mio culo mescolato con antico piacere. Mi ha tenuto stretta, mi ha spinto giù per la gola, mentre l'altro era già in piedi dietro di me. Ho sentito il suono del salivo che cadeva, bagnato, direttamente nella linea del culo. Hai fatto un casino. Il suo corpo incollato alla mia schiena, caldo, pesante. Grosso, peloso cazzo, che entrava forte. Mi ha tenuto per la gola con una mano e, con l'altra, ha iniziato a schiaffeggiarmi duramente nel culo <unk> scattante, ritmico con le pugnalate. Ogni schiaffo mi ha fatto gemere, ogni pugno mi ha lanciato in avanti - Aprirai questo cazzo di coso o no, spazzatura? - Mi ha ruggito all'orecchio. Ho solo gemito, ho soffiato, la bocca era ancora piena di saliva e mi piace il culo. Ha alzato il passo, mi ha colpito profondamente con tutto, fino a quando l'anca ha colpito forte, echeggiando nella stanza soffocata. Ho tenuto il collo stretto, non al punto di cancellare, ma per ricordare che il corpo non era mio. Era il loro. Hai fatto una battuta profonda. Veloce, forte, senza parlare. Solo un mormorio serio e il getto caldo che mi riempie un'altra volta. Quando è arrivato, mi ha gettato sul materasso senza dire niente e appena ho sentito il suo corpo uscire, l'altro mi ha tirato le gambe, pronto a ricominciare. Il terzo mi posò sul materasso già bagnato, mi tirò per le gambe, sollevandole fino alle spalle. La luce nella stanza colpiva il mio viso sudato, i capelli bagnati della pancia, il petto segnato da schizzi. Si inginocchiò tra le mie cosce e si grattò il cazzo nell'ingresso aperto, brillando di tanta utilità. Entrò lentamente, spingendo centimetro per centimetro, con calma. Non con cura <unk> con controllo. Volevo sentire ogni parte del cammino. E sentivo ogni cazzo di cosa che succedeva, essere spinta dentro. Ogni bomba esplodeva. Il culo stringeva ciò che non era più adatto. La miscela calda e densa mi scendeva per la schiena, lungo i lati del culo, si diffondeva. Io gemevo. Non avevo più forza nelle braccia. Il corpo morbido, il respiro corto. Il materasso faceva suono bagnato ad ogni colpo, affondando sotto il mio peso e il suo. Nel frattempo, il primo era ancora con me. Continuavo a tenermi dalla parte posteriore della testa, facendomi succhiare il suo cazzo tutto sporco <unk> melassa dal mio culo e il vecchio divertimento. Spinto in profondità, senza pietà. Ogni volta che soffocavo, mi tenevo la testa e sussurravo: - Sei nato per questo. Sei nato per succhiare e prendere allo stesso tempo, pezzo di merda. Il mio corpo era un canale aperto. Respiravo, con la bocca piena, il culo riempito, il petto tremante. La miscela di gioia, saliva, sudore e umiliazione scorreva dappertutto. Il terzo aumentava il ritmo, grugniva basso, pugnava più profondamente. Quando arrivò, lo seppellì fino alla fine. Sentii il cazzo che pulsava dentro, caldo, fermo. Sentii i getti che si mescolavano con tutto ciò che già stava perdendo, e in quel momento, anche senza venire, gemevo forte <unk> come se il suo piacere fosse mio. Il mio corpo è andato là fuori, i suoi occhi sono sfocati, il suono è diventato rumore, la testa è caduta di lato, sono svenuto leggermente, ancora con il suo cazzo dentro. Quando sono tornato, l'odore era più forte. Fottutamente asciutto nel ventre, nel petto. Sudore freddo che scorreva lungo la parte posteriore della testa. Tremori involontari nel corpo. Il respiro veniva in onde corte, come se l'aria stesse scappando. Non so per quanto tempo ero stato fuori. Quando ho aperto gli occhi, tutto sembrava sporco, soffocante, caldo. L'odore di piscio, del cazzo di vecchio straccio mi ha riportato indietro. Ho cercato di rimanere in ginocchio, ma le mie gambe hanno fallito. E' stato allora che ho sentito di nuovo il suo peso. Il primo, quello che mi ha fatto inginocchiare appena sono entrato, si è posizionato sul retro. Non me l'hai nemmeno chiesto. Mi ha sputato tra le natiche, ha aperto il cazzo e l'ha spinto. È entrato subito, duro, arrabbiato. Il culo aperto non ha resistito. Solo uno schiaffo bagnato, e si è affondato alla base, facendomi urlare con la bocca ancora piena. Il secondo, che si era appena preso gioco di me, si è posizionato di nuovo davanti. Mi ha tirato la testa di nuovo, facendomi aprire la bocca. Il suo cazzo era ancora duro, divertendosi. - Sta per pulire il servizio, stronza - ha detto, ficcando il suo bastone in gola. Il sapore era amaro, profondo. Era fottutamente mescolato con il mio culo, con la saliva, con tutto. Il primo ha iniziato a spingere più forte, il suono era bagnato, crudo, ogni pugno faceva affondare il materasso e il cazzo di gocciolamento mi scendeva di nuovo per le cosce, sentivo il suo fianco colpito forte, le sue dita incastrate nella mia vita. Nel frattempo, quello davanti mi dava un pugno in gola, mi sentivo impulso a tenermi i capelli, guarda, a prendere di nuovo entrambe le parti. Avevo le lacrime agli occhi, bavai, respiravo, ma ho aperto di più, non ho combattuto, mi hanno solo pagato. Quello sul retro era profondo, con forza ritmica, mi scuoteva tutto. Quello davanti ha iniziato a tremare di nuovo. - Fanculo... quella gola mi sta succhiando... e lui è tornato. Con getti più caldi, più corti. Mi sentivo dritto verso il basso, non riuscivo nemmeno a ingoiare tutto. Alcuni di essi gli sono scivolati attraverso l'angolo della bocca. Ha solo riso e se n'è andato, lasciandosi sfregare il cazzo nella lingua mentre se ne andava. L'ultima è arrivata subito, seppellita fino in fondo, ha dato un'ultima pompa secca e tenuto stretto, ho sentito il peso del cazzo dentro, ho sentito il godimento caldo uscire in fitti spasmi, riempiendo ancora una volta il mio culo già inondato. Ero li', a quattro zampe, morbido, gonfio, che scappava dalla bocca, dal culo, dalla pelle, e sapevo che non era ancora finita. Mi hanno tirato per il braccio. Mi hanno trascinato nella parte anteriore della casa, dove il pavimento era aspro e il cemento freddo. Mi è stato detto di inginocchiarmi. Mi sono inginocchiato. Nessun potere. Nessuna parola. Le sue gambe tremano, la sua pelle bruciava. Il primo e' arrivato con il cazzo che si muoveva, morbido, ancora in movimento, mi ha guardato come se avesse gettato via un po' di riposo, e senza dire una parola, ha iniziato a pisciarmi in faccia. Il getto gli e' sbucato caldo sulla fronte, gli e' scivolato attraverso il naso, gli ha bruciato gli occhi, mi sono colpito le palpebre, ma non l'ho fatto, ho aperto la bocca, ho ingoiato quello che ho preso, il sapore era amaro, acido, sudato. Il secondo è venuto dietro, ridendo. Mi ha girato un po', ha pisciato sui capelli, sulle spalle, sul petto, sui vestiti che avevo ancora tra le mani. Piscio pesante, piscio forte, schizzi su tutto. Ero in ginocchio lì, nudo, coperto di gioia secca e fresca, pisciando dai capelli, attaccandosi alla pelle, gocciolando dalle ciglia. - Mettiti questo e vattene - disse il primo, con voce secca. - Non voglio più guardarti. L'ho indossata proprio lì... biancheria intima bagnata di prima, ora completamente bagnata... la camicia incollata ai capezzoli, fredda, macchiata... i pantaloncini attaccati alla coscia, l'elastico che tagliava la pelle già sensibile... ogni mossa faceva male. L'ha sbloccato e poi ha aperto il cancello con la punta del piede, come se buttasse fuori un cane. Camminavo da solo lungo la strada di terra. Le pietre facevano male ai piedi. Il suo culo bruciava, spalancato, che perdeva. La biancheria intima grattava ogni passo, spargendo ciò che era ancora in esecuzione. Sentivo la cazzo di strada giù per la mia gamba. Il panno dei pantaloncini era già incollato. Il sapore di piscio e la cazzo di lingua. L'odore era denso, animale, impregnato. Ogni brezza ne portava di più al mio naso. Eppure, non volevo un bagno, volevo sentirlo un po' di più. E dentro, nel profondo del petto, dove vivi ciò che è vero, ho sorriso. Perche' e' esattamente quello che volevo.
Ancora nessuna reazione.

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