La tossicodipendenza (parte 2)
Ehi, ragazzi!
Per quelli di voi che non mi conoscono ancora, mi chiamo Paula.
Sono uno scrittore di romanzi erotici, e racconto solo storie di persone reali che, per un certo numero di ragioni, preferiscono rimanere anonime.
Ed ecco che vi mando la seconda parte di questa storia, di una coppia amichevole "Padre e figlia" lui poliziotto, lei ex tossicodipendente.
Per una migliore comprensione, vi consiglio di leggere la prima parte.
Dopo quasi due minuti seduti lì, guardandoci negli occhi, ci siamo desiderati l'un l'altro, e c'era una connessione così forte tra di noi che sembrava che stessimo comunicando telepaticamente, in questo modo.
- Papà, ti prego non mangiarmi la figa, ti prego!!! Non farmi questo. Sono la tua bambina... ricorda che sono sempre stata la tua bambola. La bambina che hai sempre portato sulla collina. Se mi scopi la figa, come ci guarderemo domani... come ci relazioneremo con il padre e la figlia, se la fase più profonda dell'amore, che è proibita per entrambi, per padri e figlie, se questo confine viene rotto con un cazzo meraviglioso non appena inizi a scoparmi, e farmi ridere ha fatto un vagabondo sul tuo cazzo? Come sarà la nostra vita dopo di questo?
E lui sembrava rispondere.
- Calmati piccola mia... lo vedi in modo totalmente sbagliato. devi capire che questo è il vero amore che esiste tra noi. non devi avere paura. inoltre, sarai sempre la mia cara bambina. e ora più che mai sarai la mia bambola, e avrai sempre la mia piccola collina quando vuoi, come vuoi, come vuoi. il colpo che papà ti darà è quello di salvarti e liberarti di questa maledetta dipendenza.
Ma lei aprì la bocca e rompendo il silenzio mi chiese in un sussurro basso.
- Sta venendo qui, mi sta chiedendo di alzarmi.
Mi tenne strettamente per mano, mi tirò su, mi sollevò finché non mi trovai davanti alla maestà del suo corpo atletico.
Il mio viso si aggrappò al suo collo, costringendomi a guardare i suoi occhi e in un istante improvviso, con grande affetto e la delicatezza di un "Signore" mi voltò le spalle.
Avevo il mio piccolo corpo abbracciato con tutto l'amore e l'affetto, in questo si accovacciò il suo corpo come se stesse andando a sollevarmi per la vita e prendere i miei piedi fuori dal terreno, ma invece ho sentito il suo duro e molto grande cazzo che viene da dietro come un serpente forzando la sua strada attraverso il mezzo delle mie gambe accogliente tra le labbra del mio schizzo piccolo infantile.
Il mio piccolo corpo elettrificato muoveva inconsciamente il mio fianco avanti e indietro, rendendo più facile a quell'enorme, grosso cazzo scivolare dolcemente tra le mie viscere.
Il suo bastone anche forzato avanti e indietro tra di loro, e pulsava così tanto che oscillava forzando il mio piccolo corpo verso l'alto, come se stesse andando a sollevare me dalla forza di quel bastone da solo.
Allo stesso tempo la sua bocca mi torturava dolcemente con baci e morsicchi su ogni pezzetto di pelle bagnata sul mio piccolo collo, mentre la sua mano scivolava sulla mia pancia e giù fino ai miei gonfi, palpitanti glutei.
Il suo piccolo dito toccò il mio clitoride delicatamente, lo accarezzò con tutto l'affetto e scese, scivolò tra le sue labbra finché non raggiunse il mio piccolo buco d'amore, dove sentii solo la falange forzare l'ingresso, facendomi agonizzare con il piacere gemendo già quasi piangendo solo con la testa di quel piccolo dito massaggiando delicatamente.
Il mio corpo si contorceva tra le sue braccia come un puzzle da un lato all'altro, al punto che in alcuni momenti, tale era l'intensità delle carezze, che
Le mie gambe vacillavano, mi sentivo debole, e con il peso del mio corpo, mi piegavo e cadevo quasi nella vasca.
Chiusi i miei piccoli occhi e gettai la testa indietro, appoggiandola sulle sue spalle, gemendo come una donna condannata, come se fossi stata torturata.
Papà, stavi volutamente cercando di farmi impazzire.
Inoltre, usava ancora la bocca per parlarmi all'orecchio.
- Se non mi chiedi di scoparti, sarai torturato finche' non svenirai.
Ho raggiunto il mio limite molto velocemente con tutte quelle urla e urla molto forti.
Finisci la mia agonia, non ce la faccio più, finisci me, finisci il mio piccolo sketch, fottiti lei in una volta sola, rompi con me, rompi con lei in una volta sola.
Ma voleva di piu'.
Voleva che supplicassi, ed è quello che ho fatto a causa della mia disperazione per il piacere che mi stava imponendo in quel momento.
- Ti supplico, papà, fottiti il disegno della tua bambina... metti fine alla sua sofferenza... mettila fine una volta per tutte.
E subito fui messo a quattro zampe nel bagno mentre lui si posizionava dietro di me tenendomi la vita con una mano mentre con l'altra teneva il suo bastone, che era posizionato tra le labbra della mia bambina.
Potevo sentire la piccola testa scivolare tra il labbro grasso della mia vagina, andare avanti e indietro, costringendomi a gemere.
Papà spinse, e sentii il primo pungiglione, e piansi con un leggero, piacevole dolore.
Me l'ha chiesto mio padre.
Ti fa male, figlia?
E io ho risposto con un lamento acuto, simile alla dengue.
Io non vado da nessuna parte.
Papà forzò di nuovo il mio piccolo buco spingendolo leggermente, ma la piccola testa era bloccata perché il mio canale era molto stretto.
Aprii la bocca e gridai ad alta voce.
Vado in bagno, vado in bagno.
Papà rispose cercando di confortarmi.
Papà mangerà molto lentamente in modo che la mia piccola principessa non senta dolore, solo piacere.
Pieno di malefatte e tutto coccolato ho pianto chiedendo.
- Lo prometti?
Immediatamente egli risponde.
- Certo, il mio amore che papa' promette.
Io insisto.
- Giuri con tutto il tuo cuore che mangerai il mio boccone molto lentamente e non mi farai del male.
Quanto risponde in fretta.
- Giuro con tutto il cuore che mangero' molto lentamente e non mi faro' del male.
Mentre parlavamo, papà spinse lentamente il suo grosso rotolo nel mio infantile disegno.
Era come se mi venisse piantato un ago nella carne e gridavo tutta rauca e singhiozzante.
- Aaaahhhhhhhhhhhhhhh!!! il mio piccolo solleticoaaa!!! Aaaahhhhhhhhhhhhhhhh!!! il mio piccolo solleticoaaa!!!
Nel bel mezzo della mia dolce agonia, ho urlato con tutto il cuore mentre sentivo ogni briciolo di quel bastone essere lentamente sepolto dentro la mia stretta faccia infantile.
Quella massiccia barra di ferro piena di spesse vene pulsanti, lo era, lo era finché non raggiunse il mio limite e si fermò.
Anche molto silenziosamente bloccato dentro di me che il nervo con le sue vene spesse mi ha causato un enorme danno di piacere nel mio disegno.
Strinsi i denti, strinsi i denti e gemetti forte mordendomi le labbra.
Ho anche urlato.
Papà, il mio piccolo disegno, papà, il mio piccolo disegno.
Il mio piccolo disegno non poteva più allungarsi, ma il suo bastone pulsava fortemente e mi strappava urla e gemiti di puro e totale piacere.
Papa' mi consolava in tutti i modi possibili, baciandomi il collo, mordendomi le spalle, ma usava anche parole per dirmelo.
Lasciala abituarsi a lui li' dentro e poi la scopera' davvero bene.
Papa' diceva un sacco di cose che mi rendevano sempre piu' pazza, mentre la mia piccola testa girava e girava, e a volte ero sul punto di svenire con un blackout nella mia mente grande quanto il piacere che provavo in quel momento.
Starei ululando come una puttana al cazzo del suo lupo, mentre il maschio alfa mi stringeva.
La lucciola usciva e tornava lentamente, e così continuò per parecchi minuti, finché la mia piccola faccia non si abituò a quel violento intruso che la torturava.
Quando ho notato per la prima volta quel coglione, ho sentito il suono dei suoi calci secchi nella mia bocca.
Ero così coinvolta che confondivo la fantasia con la realtà, immaginando più volte che fosse tutto un folle sogno.
Ma a differenza di un sogno o di una fantasia ho sentito i colpi molto forti nel mio schizzo infantile.
Era reale come il suo grosso rotolo dentro di me, che entrava e usciva, pieno di tutto, come quel delizioso piccolo dolore anestetizzato dal piacere che il suo cazzo mi dava.
Ho perso completamente la cognizione del tempo, non sapendo più quante ore ho sofferto deliziosamente al cazzo di mio padre, prendendo pugni, urlando disperatamente, sbavando nella sua figa come una piccola stronza selvaggia in calore che doveva essere addomesticata, spingendo il mio culo all'indietro forzando sempre di più, facilitando i pugni profondi del suo cazzo.
Con la testa rauca mi piaceva disperatamente in questa posizione e per la prima volta nella mia vita ho pianto nel bel mezzo di uno scherzo che sembrava non avere fine.
Sentivo la mia piccola faccia vomitare latte e bagnarmi tutto il corpo nel suo cazzo che entrava e usciva sempre più velocemente, portandomi al limite della follia in quel divertimento.
Mi chiamava di tutti i tipi di nomi mentre io lo prendevo in giro come, puttana, puttana di papà, puttanella, puttanella, puttanella.
E il mio piacere era intenso.
Pensavo che sarei morto di piacere in quel cazzo, ma ne ho avuti di più.
Riprendendomi da quel blackout, la mia mente lentamente ritornando alla realtà mi mise seduto sulla sua pira.
Papa' si e' seduto sul bordo dell'acqua tenendomi per la vita ha spinto il mio piccolo corpo sul suo cazzo e con il peso del mio piccolo corpo il suo bastone e' scivolato facilmente nel mio disegno.
La mia piccola faccia stava ancora vomitando un sacco di latte quando mi sono seduta e ho iniziato a scivolare in quello spessore di brodo.
Ero in estasi, in un'altra dimensione, volevo solo sculacciare e godermi, essere sculacciata e godermi... godermi molto.
Completamente fuori di testa, salterei come un pazzo sul suo cazzo, volendo di piu', urlando come se mi fosse saltata la testa.
Voglio di piu', voglio di piu', voglio di piu', voglio di piu', voglio di piu'.
Si muoveva dal basso verso l'alto mentre io saltavo sul rullo facendo una perfetta e deliziosa sincronicità, un balletto sul sesso in quel movimento.
Debole e debilitato dal prendere così tanto piscio ho subito deriso e quasi due ore e mezza dopo l'inizio di che la mia scoreggia ha deriso dentro di me ha fatto uno schizzo.
Spruzzando getti di latte molto forte nel mio piccolo disegno, lo facevo pulire sugli angoli.
Io venivo lanciata da lui come una bambola, su e giù, il mio piccolo corpo veniva sollevato finché solo metà della sua piccola testa era dentro di me e all'improvviso venivo tirata con forza e violenza su quel grande, spesso e duro albero a velocità sempre crescente.
E' cosi' che mi prendeva in giro, ululava come un lupo selvaggio, urlava e gemetteva finche' il mio piccolo scricchiolio non gli succhiava tutta la forza.
Ancora nessuna reazione.
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