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Il padre di Beatriz (Sesta parte)

Pubblicato: 04/07/2022 21:00

Autore: paulabruna

Categoria: Incesto

Per i miei fan, sono Paula Bruna, e vi chiedo di seguirmi su Instagram. Non sono sicura di essere pronta per questo. Lascia un messaggio dicendo che mi conosci da questo sito, il tuo nome e nick. Ora stanno guardando la sesta parte della storia di Beatrice. Per una migliore comprensione, vi consiglio di leggere prima le prime cinque parti. La storia della figlia. Dopo lo scherno, sentii la mia piccola testa girare ancora di più, come una sorta di sonnolenza che mi lasciò mezzo aereo, sonnolento, non solo a causa del bere, ma a causa di tutto ciò che mi ha causato. Ero lì, tutto rannicchiato sulla collina di papà, abbracciato, aggrappato come una piccola creatura pigra, le braccia incrociate attorno al collo, le gambe strette attorno alla vita, la faccia incollata strettamente attorno al collo, senza fiato. Con i piedi saldamente piantati sul tappeto, papà oscillava il corpo dai fianchi verso l'alto lentamente, da sinistra a destra, come una danza lenta, facendo un suono con la bocca "pisssss, pisssss, pisssss". Era come se stesse addormentando un piccolo bambino, e io ero proprio il suo piccolo bambino in quel momento, sulla collina di papà, sentendo ancora gli ultimi spasmi di gioia che elettrizzavano il mio piccolo corpo. Il suo bastone oscillava senza fine su e giù come la criniera di un cavallo, scontrandosi con la mia piccola faccia, che sputava e sbavava. Ricordo che papà camminava con me, un passo o due in avanti, lateralmente gemendo una ninna nanna al mio orecchio, finché non si sedette in una poltrona. E' stato allora che ho aperto i miei piccoli occhi, ho guardato nei suoi occhi con il mio sguardo di una ragazza completamente innamorata, incandescente, con piccoli cuori saltellanti di passione. Ho gemito dolcemente un suono molto alto e lungo. L'ha detto papa'. Hai svegliato la mia bambina, e' ora di allattare. Seduto nella poltrona a gambe aperte, inginocchiato davanti a lui, ero ipnotizzato dal suo cattivo serpente, in piedi, duro come una barra di ferro, con la sua piccola testa puntata verso il soffitto, che oscillava e pulsava davanti ai miei occhi infantili. La mia bocca mi stava annacquando, il mio naturale istinto animale femminile emerse dentro di me, facendomi chiudere la piccola bocca di quella brillante testa rossa, per riempirla di baci, baci e piccole cose completamente appassionate, oltre a francobolli pieni di tenerezza e molto, ma molto amore, questo, per quasi dieci minuti, quasi facendo gonfiare le mie labbra da così tanto baciare il suo bastone. Fino a quando, come un serpente, ho tirato fuori la lingua, e con essa, ho toccato la saporita pelle di quella testa, macchiandone la superficie con la mia saliva, leccandola, leccandola, sbavando su tutta la ghiandola, mentre guardavo negli occhi di mio padre che faceva carezze e bocche di piacere con le mie leccate. Tenendo quel serpente con entrambe le piccole mani, fissandolo negli occhi, scivolare la lingua dalla sua testa nella sua borsa, poi lentamente salire senza battere ciglio, senza distogliere lo sguardo dagli occhi. Era come un bellissimo sogno, e ho chiuso i miei piccoli occhi e ho leccato il tronco di quella matita, lentamente arrampicandomi, delimitando ogni pezzo di quel rotolo con la pittura della mia saliva. Presto il suo bastone fu inzuppato di sputo, le gocce scendevano lentamente dalla testa attraverso il suo corpo venoso per gocciolare sulla poltrona e sul tappeto. Per quasi un'ora ho giocato con il suo bastone in bocca, mi sono lavato i denti, ho rosicchiato senza farmi male, ho tenuto la mia piccola testa tra le labbra e l'ho premuta finché non è uscito un mormorio morbido e dolce. Come ricompensa per tutto l'amore e l'affetto con cui la mia bocca era stata dedicata, il suo cazzo mi ha regalato una goccia di latte che sputava proprio in cima alla mia piccola testa, che ho subito succhiato pulendo la mia piccola testa e non una goccia è stata sprecata. A un certo punto papà si mosse, mi strinse con tenerezza e mi supplicò. Siediti qui sulla mia piccola collina, siediti. Ho obbedito immediatamente lasciandomi scivolare il suo bastone dalla bocca. Lui, senza muoversi dalla posizione mi stava solo guardando posizionarmi mettendo un piccolo piede sulla poltrona e l'altro saldamente sul pavimento, mentre mi regolava nel suo rotolo. Inclinai la testa, guardando giù nella direzione del mio piccolo disegno e immaginai quell'enorme, duro e dritto bastone che puntava dritto su di lui. Con tanto amore e affetto presi quel rotolo nella mia piccola mano, che era piccola tenendo al centro di quel bastone, e che non potevo nemmeno chiudere così spessa che era quel bastone. Con una delle mie dita piccole, ho toccato le vene spesse di quel corpo spesso, schiacciandole delicatamente e premendole gradualmente finché non ho sentito che pulsavano e che il sangue scorreva attraverso l'epidermide. Non soddisfatta, cercai di abbracciare il piccolo corpo di quel grosso uccello, stringendo la mano con la mia forza da ragazza più forte che potevo, ma tutto quello che riuscivo a fare era sentire quel grosso nervo che pulsava e palpitava nella mia mano. Papà sospirò profondamente mentre lo diceva. - Che deliziosa carezza sta facendo la mia bambina alla sua bambola. Mi piaceva giocare con la mia bambola in vari modi, e uno di questi era quello di giocare con la testa della bambola che scivolava tra le labbra della mia bambola, finché in una di queste piccole diapositive, in avanti e indietro del gioco, la testa della bambola entrava comodamente nel mio piccolo buco, e papà con un rapido movimento muoveva il fianco leggermente verso l'alto, costringendo così la testa della bambola nel mio piccolo puntino, facendomi emettere un grido aguzzo, pieno di sporcizia. Quando ho sentito quel primo morso di serpente, c'è stata una specie di blackout nella mia mente che ha spento tutto il mio corpo per un secondo, le mie gambe si sono indebolite e il mio fianco è quasi crollato sul suo stesso rotolamento, ma poco più di un pollice e mezzo di picca ha violato il mio piccolo buco, abbastanza da causarmi un cortocircuito di piacere. Mentre il mio grido risuonava all'interno di quella suite, allo stesso tempo cercavo di allungare il mio piccolo corpo e scappare, per sfuggire alla pira, ma fui fermato dalle mani di mio padre che mi tenevano saldamente la vita e mi rendevano impossibile muovermi. Lì, paralizzato, intrappolato per la vita, con meno della metà della mia piccola testa dentro il mio buco infantile e grasso, impedito di muovermi, di scappare o di fuggire da quella jiboia, mio padre mi consolava dicendo: - Pisssssss, pisssssss, pisssssss!!! Calmati la mia piccola principessa... è solo la piccola testa. Calmati!! Calmati!! Questa piccola principessa ha bisogno di abituarsi alla bambola. Non muoversi è tranquillo, non muoversi è tranquillo così. È inutile scappare... è tranquillo così. Calmati!!! Calmati!! Calmati!! Non muoverti, non muoverti!! È così, è tranquillo così!! Ho messo le mani sulle sue mani che mi tenevano in vita e le ho strette con tutte le mie forze, ho chiuso gli occhi e ho urlato sempre di più, sentendo come se le mie labbra piccole mordevano la punta della piccola testa del suo cazzo. Anche se avevo fame e ero pazza di scopare come un hot dog, ho preso questo atteggiamento di fuggire e sfuggire al suo cazzo, ma tutto spinto dall'istinto naturale del desiderio di arricchire quell'atmosfera, la fantasia che alimentava i nostri primitivi istinti animali, solo per provocare ulteriormente la furia di mio padre e del suo cazzo. Papa' mi urlava contro in modo molto aggressivo e maleducato, ma totalmente spinto dalla figa. Non ha senso scappare ora. E con grande affetto trascinava il mio piccolo corpo nel suo uccello affamato, costringendo la mia piccola faccia ad inghiottire delicatamente tutta la testa di quel piccolo uccello. In mezzo a grida di insopportabile piacere, abbassai il mio corpo sull'enorme, grosso, grande rotolo pieno di vene, inghiottendo lentamente la piccola testa che si fece strada nel mio piccolo buco, sentendo ognuna delle vene di quel bastone forzare il canale stretto e stretto del mio schizzo infantile. I muscoli del mio piccolo disegno si espandevano, si contraevano mentre ricevevo ogni singolo segno di quel nervo invasore. Finché non mi sono seduto sulla sua collinetta, con tutto il rotolo dentro il mio piccolo schizzo affamato, e sono rimasto fermo per alcuni secondi, con gli occhi chiusi sentendo la pressione che il corpo del cazzo di mio padre mi ha causato. Il mio canale sembrava un preservativo estremamente stretto sul suo grosso cazzo, che stringeva il corpo di quel rotolo fino al punto di scoppiare. Ma è stato meraviglioso per quei pochi secondi, sentire quella piccola cosa abbaiare, pulsare, forzare il mio canale, causandomi così tante sensazioni che potevo solo urlare e gemere molto forte. Ho sentito il mio piccolo disegno totalmente realizzato, totalmente realizzato con il mio amato pappagallo. Colmo di felicità, la mia piccola faccia si dilatò come se masticasse quell'enorme petto, stringendolo, premendolo finché papà non sollevò il mio piccolo corpo fino alla punta della piccola testa del suo rotolo e mi riportò indietro. E' iniziato li', il delizioso avanti e indietro. Immediatamente le mie gambe cominciarono ad assumere una vita propria, sollevando il mio piccolo corpo, poi con il proprio peso sono sceso con tutte le mie forze sul suo enorme cazzo. Chiusi di nuovo i miei piccoli occhi e giocai in questa posizione, salendo e scendendo come una puttana selvaggia, affamata e disperata, ora urlando, ora gemendo, ora urlando di piacere come se fossi stata torturata. Erano lunghi, minuti pazzi, come lei furiosamente saliva e scendeva completamente pazzo sul suo rotolo, ma anche così, con la mente in estasi totale di piacere, ho potuto sentire in lontananza la sua dolce voce che mi sveglia e mi induce sempre di più a colpire duro il muso al suo bastone. E' solo di mia figlia, di nessun altro, la bambola è solo della mia bella bambina. Quella bambina vuole giocare, giusto? Gioca con la bambola, gioca! In mezzo a tutta questa agonia di piacere, mio padre suggerì in un sussurro il seguente. - Suona una sirena per papà, suona... mentre giochi con la bambola, salta sulla bambola... vedrai quanto è bello suonare una sirena e divertirsi mentre la bambola mangia questo bel piccolo sketch. Così ho tolto la mia mano dalla sua spalla dove era appoggiata a me, l'ho portata al mio mignolo e con le punte delle mie dita ho iniziato a accarezzare il mio clitoride freneticamente, mezzo in fretta e fuori ritmo, completamente fuori controllo, mentre saltavo follemente sulla mia bambola. Tutto questo fece aumentare la temperatura e la pressione del mio corpo, scatenando una grande quantità di adrenalina nel mio sangue, provocandomi molteplici sensazioni che mi fecero quasi perdere i sensi. All'improvviso cominciai a piangere profusamente e provocatoriamente, mentre il mio fianco si muoveva su e giù molto velocemente, incontrollabilmente, sbattendo violentemente contro il bastone di mio padre, mentre il mio clitoride veniva massaggiato disperatamente, e poi il mio corpo cominciava ad agonizzare di piacere. Sembrando in un meraviglioso sogno, sentivo da lontano il suo grido incoraggiante. Vai, vai, figlia mia, goditi la tua bambola, goditi. In quel momento non sapevo se stavo davvero scherzando, tutto quello che sapevo era che le lacrime mi scorrevano per la faccia con quel bastone bloccato dentro di me. Sembrava che il mio piccolo cazzo pisciasse sul suo rotolo, ma non era piscio, era il mio piccolo latte su cui vomitavano, sputavano, leccavano, facevano il bagno e sbavava sul cazzo enorme di mio padre. Nel bel mezzo del pianto le parole mi sfuggirono dalla bocca sotto forma di grida. - Ti voglio bene! Per quasi due minuti, durante quel meraviglioso divertimento del mio sketch, ho ripetuto quella frase fino all'esaurimento. Sembrava che tutta la forza del mio piccolo corpo e tutti quegli orgasmi che il mio corpo sentiva fossero drenati direttamente nel cazzo di papà, come se il suo cazzo si stesse nutrendo del mio piacere, diventando sempre più forte. I miei movimenti persero tutta la velocità e tutta la forza, finché non riuscii più a salire e scendere sul suo enorme picco. Il mio piccolo corpo, con il suo stesso peso, cadde in una volta con tutta la sua forza sull'immenso cazzo di mio padre, fermandosi in quella posizione fermandosi per un po' con il suo bastone tutto impantanato, pugnalato dentro il mio piccolo schizzo innocente. Ora, c'erano due imitazioni in breve tempo e in due posizioni, una in bocca e l'altra proprio nella piccola testa di quella bambola. Estremamente esausto e stanco, respirivo con piacere, mentre papà mi avvolgeva in un meraviglioso abbraccio, mettendo le sue braccia sotto le mie gambe all'altezza delle ginocchia, tirandomi su per la sua collina dove mi rifugiai abbracciando il suo collo e offrendo la mia bocca per un bacio, ancora bloccata in quella tasca. Sentirlo tutto dentro il mio mignolo infantile, pulsare e respirare dentro di me, premere il mio canale stretto, è stata la sensazione più straordinaria della mia vita fino a quel momento, tanto che ho urlato e ringhiozzato e morso le labbra e la lingua come un cane. Continuavo a piangere in silenzio, aggrappandomi a quell'abbraccio. Poco dopo sentii i jiboia muoversi avanti e indietro molto lentamente, quasi impercettibilmente. Mentre la sua bocca abbandonò le mie labbra e prese possesso dei capezzoli dei miei seni, succhiando, mordicchiando, e leccando ognuno deliziosamente, il suo cazzo lentamente scivolato dentro e fuori della mia piccola spremitura, mentre ho chiuso i miei piccoli occhi, girato la testa lentamente indietro al bordo del mio collo, e sospirò profondamente, sussurrando il suo nome. - Torno subito. - Torno subito. Quando il suo rotolo mi ha lasciato ho sospirato e quando è stata di nuovo buttata dentro, ho pianto. Una delle sue mani afferrò il mio piccolo fascio, stringeva strettamente la guancia, muovendola su e giù per aiutare il cazzo ad andare e venire. Furibondo di piacere, ringhiando come un hot dog, decisi di aiutare papà muovendo il fianco su e giù, facendo sì che il manichino andasse sempre più in profondità. Gli baciai la bocca, gli mordi le labbra, ringhiò, urlò, e gemette come un cane, mentre il mio piccolo corpo è stato sollevato dal piccolo fascio la sua mano tenuto e tirato con forza indietro nel cazzo feroce. In questa posizione, che da quel giorno in poi ho affettuosamente soprannominato "il mio slider", giocavo come un bambino scivolando su quel bellissimo sedile, ma il suo sedile spesso mi causava un delizioso piccolo dolore, e facevo piccoli sorrisi e bocche che papà amava guardare e dire. - Che bella faccia di piacere fai a mia figlia. Era cosi' bello che ho sussurrato in silenzio, solo per far sentire a mio padre. - Ride di me di nuovo padre, per favore ride di me di nuovo!! - Certo, mia figlia! Ha risposto con tutto il suo affetto. Ero così sensibile e così affezionata al suo cazzo che non ci volle molto perché il mio sdegno ricominciasse a vomitare sulla piccola testa di quella piccola creatura malvagia, che mi stava violentando torturandomi deliziosamente per la terza volta, portandomi ad un vero e proprio collasso di piacere nel suo cazzo. Stavo urlando proprio nel bel mezzo del mio divertimento quando il suo cazzo esplose, come una bomba atomica di piacere, dentro la mia xotinha, scorrendo latte senza sosta. Era meraviglioso, gemeva e ululava come un lupo selvaggio, mentre io urlavo come una fanciulla stuprata, stuprata nel cazzo del suo delizioso stupratore. Il suo bastone ci ha messo molto tempo a smettere di versare latte nel mio schizzo infantile, che anche così esausto da così tanto divertimento, sputava ancora gli ultimi pinguini di sperma sulla testa del suo cazzo. Ci siamo baciati a lungo, e la cosa piu' strana e' che il suo cazzo non si e' ammorbidito, e' rimasto dentro di me, duro, grosso, respirava, abbaiava e pulsava.
Ancora nessuna reazione.

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