Dormire nella casa da campo 4
Per una migliore comprensione, vi consigliamo di leggere le prime tre parti.
Il mio piccolo corpo adolescente era esausto per il divertimento su quel grosso cazzo di stupratore grasso, che mi ha fatto impazzire dandomi il piu' grande pompino della mia breve vita fino a quel momento.
A centinaia di chilometri da casa, in un luogo deserto con fattorie e fattorie lontane l'una dall'altra, ero lì, all'interno di una casa appartata nel mezzo di un'enorme foresta, sdraiata su un grande divano con quello stupratore, che mi aveva torturato per più di sei ore con un meraviglioso rotolo, qualcosa che non avrei mai immaginato di vivere.
Sospirai in silenzio, ma mille domande senza risposta confusero la mia testa infantile, facendomi chiedermi se l'uomo che giaceva con me su quel divano fosse mio padre.
Il suono della sua voce molto sussurrata e il suo modo di parlare con l'accento identico a quello di mio padre, oltre al piacevole odore di sudore che espirava mi ha ricordato l'odore del corpo di mio padre, e anche il suo viso nascosto dietro la maschera nera, con fori nella bocca nel naso e negli occhi, ho visto il suo viso dal colore dei suoi occhi.
Mentre la mia piccola testa fumava confusa con tutto questo, la mia mente rievocava ogni scena, ogni calcio, ogni grido che ho dato in quel rullino con ogni spinta profonda che mi ha dato, che mi ha quasi fatto svenire da così tanto piacere, e ogni battuta che ho fatto proprio sulla piccola testa del suo grosso, grosso rullino.
Non poteva succedere altro che avere la mia vita segnata da quel giorno in poi e che fosse o no la pergamena di mio padre, mi ha marcato, come il bestiame viene marcato con il ferro bollente con le iniziali del suo proprietario, la sua pergamena ha segnato il mio piccolo disegno e ora apparteneva a quella picca.
Era molto strano pensare in questo modo, dato che avevo un ragazzo, ma ora era come se appartenesse a un ruolo infinitamente migliore.
E pensare a questo mi ha fatto addormentare.
Quando mi svegliai la mattina, si muoveva sul divano cercando di alzarsi senza svegliarmi.
Mi voltai verso di lui, per impedirgli di andarsene, e misi il mio corpo contro il suo, e ci trovammo faccia a faccia, occhio a occhio, e lui parlò.
- Devo andare, ma saro' qui ogni volta che verrai.
Stavo lì a guardarlo negli occhi senza aprire la bocca, silenziosa, solo sospirando profondamente sentendo il suo odore da macho, mentre sentivo la sua voce che mi veniva dall'orecchio e che mi faceva impazzire di nuovo.
Stavo pensando tra me e me.
Può essere solo lui, è la sua voce.
A quest'ora il mio corpo mostrava i segni più evidenti di pura eccitazione, come una femmina che implorava il cazzo del suo maschio, il suo predatore.
Rideva di me da dietro la maschera con il cazzo duro e pronto per un'altra sessione di tortura.
- Lasciate un po' per quando tornerete.
Ma in silenzio e guardandola negli occhi, ho usato una delle mie mani per afferrare la piccola testa del suo cazzo e condurla al mio piccolo buco per il boogie.
Continuava a sorridere a me, guardando tutte le mie azioni mentre si affrettava a rimettersi il cazzo nel culo.
Stando fermo senza muovere un muscolo, mi ha permesso di avere il pieno controllo della situazione.
Ed è stato in quel momento che ho sentito la piccola testa del rullo entrare nel mio piccolo buco e in una corsa ansiosa ho mosso il mio fianco in avanti premendo la piccola testa che stava appena facendo la sua strada nel mio piccolo buco stretto.
Mi faceva male perche' il suo cazzo era troppo grosso per il mio piccolo sketch da adolescente, ma lo volevo dentro di me lo stesso e ho forzato sempre piu' senso in ogni pezzettino che entrava finche' non ero completamente riempita di quella parrucca.
Iniziai ad andare avanti e indietro con il mio fianco lento e acceleravo il movimento gradualmente allo stesso tempo in cui gemevo fino a quando urlai con quel bastone.
L'ha fatto.
Che ne dici di una ragazzina?
E io stavo ancora gemendo quasi piangendo in quel delizioso cazzo con il frenetico movimento avanti e indietro del mio fianco mentre lui era seduto immobile.
Sapevo che dopo quella barzelletta se ne sarebbe andato e senza essere del tutto sicuro che fosse davvero mio padre, o un estraneo, avevo paura di non avere mai più quel ruolo e così mi sono goduto i miei ultimi momenti con lei dentro di me, perché non volevo dimenticarla mai più.
Improvvisamente cominciava a colpire con tutta la forza mentre io facevo il movimento opposto al mio e i nostri fianchi si scontrano violentemente e fanno un rumore forte.
Shock, shock, shock!
Ho urlato e urlato e lui ha gemito.
Fu allora che si fece caldo, e mi abbracciò strettamente, e mi tenne stretta al suo corpo, e io lo tenevo stretto al suo corpo, e lo abbracciai con tutta la mia forza infantile, proprio quando cominciai a ridere.
Volevo che ogni secondo fosse un'eternità in quella pica, ma per la mia tristezza avevo appena iniziato e stavo già scherzando disperatamente come un pazzo su quell'enorme rotolo.
Il mio piccolo latte è stato versato nella piccola testa del picchio come nel piccolo corpo di quell'arto che mi ha perforato violentemente.
Ero nel bel mezzo del mio divertimento quando ho sentito i suoi getti di latte che mi inondavano l'interno.
Il mio utero si è riempito di latte e gli ho gridato di non prendermi in giro ora.
Ti prego, non ridere, ti prego, non ridere.
Ma è stata la fine che ha goduto ululando come un animale, una bestia dei boschi.
E ci avvicinavamo sempre di più a quell'abbraccio mentre ci prendevamo in giro l'un l'altro.
Ho sentito un amore tenero in quella stretta arrapata.
Così tanto per me che non riuscivo a sopportare la pressione di quella gioia e piangevo di nuovo mentre la mia gioia svanisce.
Piangendo ho pianto tutta la dengue.
- Non dovevi prenderla in giro.
Ma lui mi ha confortato dicendo: "Tranquilla, amore mio".
Sarò qui ad aspettarti quando verrai da solo.
Quando tutto quell'uragano e' finito, eravamo ancora abbracciati, il suo cazzo dentro la mia piccola faccia stava diventando sempre piu' morbido di minuto in minuto, e tutto quel latte che aveva vomitato dentro di me veniva sputato fuori dalla mia piccola faccia che sporcava il divano.
Dopo mezz'ora si alzò e se ne andò.
Ancora nessuna reazione.
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